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La tecnologia ci curerà: IV edizione del Festival "Parole O_Stili"

L’8 e il 9 maggio scorso si è svolta la IV edizione del Festival “Parole O_Stili” per celebrare la comunicazione non ostile.

Ogni anno vengono tenute diverse conferenze per questa occasione, che quest’anno si sono dovute svolgere online, a causa della particolare situazione sanitaria. Gli argomenti trattati hanno riguardato storie di personaggi che hanno fatto la differenza in questa pandemia e soprattutto sono stati effettuati diversi approfondimenti sulla comunicazione, grazie alla partecipazione di personalità di rilievo come giornalisti o personaggi famosi sui social media. Per affrontare il tema “scuola” invece è intervenuta anche la ministra dell’istruzione Lucia Azzolina.

Durante la conferenza intitolata “La tecnologia ci curerà?”, dopo un’introduzione di Rosy Russo, la Presidente del progetto “Parole O_Sstili”, la giornalista, autrice e conduttrice della Rai Barbara Carfagna ha intervistato cinque personaggi di livello, fungendo da mediatrice. Gli ospiti erano Martina Pennisi, giornalista del “Sole 24 ore”, Federico Ferrazza, direttore di Wired, Oscar di Montigny, divulgatore, Stefano Epifani, Presidente del #DigitalTransformationInstitute e Mariarosaria Taddeo, filosofa.

Il panel è stato suddiviso in due parti: una prima per dare spazio a considerazioni generali sul momento che stiamo vivendo e una seconda dedicata all’applicazione “Immuni”.

Il primo a essere interpellato è stato Federico Ferrazza: la giornalista gli ha chiesto di descrivere la situazione, considerando l’aumento di consapevolezza della popolazione nell’ultimo periodo e l’ampio utilizzo delle varie piattaforme.

“Il fatto che in questo momento si debba utilizzare il digitale -ha spiegato Ferrazza- non corrisponde ad una maggiore consapevolezza delle persone né ad un Paese digitalizzato. L’uso della tecnologia si sta dimostrando utile, dando la possibilità di lavorare in condizioni di difficoltà, ma il digitale funziona in modo diverso dalla realtà; ad esempio quello che viene chiamato “smart-working” è in realtà telelavoro. Provare ad incastrare le nostre vite in uno schermo, infatti, non funziona”.

Secondo Federico Ferrazza, inoltre, è necessario capire le priorità di un Paese che deve concentrarsi sul futuro, stabilendone di nuove come la scuola, il lavoro, la sostenibilità e la riduzione delle distanze sociali.

Barbara Carfagna ha poi chiesto a Martina Pennisi quale fosse l’equilibrio tra le molte opportunità che la tecnologia digitale ci offre e i rischi che ne possono derivare.

La giornalista ha risposto citando vari dati e report sulla cyber sicurezza: tendenze malevole che già si presentavano sono state ampliate, anche se gli obiettivi in questo periodo sono cambiati. Le due problematiche principali per quanto riguarda questo argomento sono appunto gli attacchi a strutture come gli ospedali e il fatto che molti dipendenti italiani debbano lavorare da casa con i propri dispositivi, senza guide sulla sicurezza informatica o protocolli precisi da parte dei datori di lavoro (questo crea molti rischi).

La successiva domanda ha riguardato il cambiamento delle aziende in relazione alla situazione che stiamo vivendo.

Ha risposto Oscar di Montigny. Egli ha sostenuto che vi sia uno stato di confusione diffuso, laddove la situazione richiederebbe grande ordine.

In questo momento di transizione sono le piccole-medie imprese a risentire le conseguenze più negative. Forse la situazione potrebbe migliorare se si ascoltassero proprio le esigenze di quest’ultime.

Stefano Epifani, insieme ad altri esperti, ha strutturato un piano di indicazioni per superare questa fase sfruttando le potenzialità dell’intelligenza artificiale, ideata per risolvere problemi complessi. Secondo lui, per la risoluzione della crisi è necessario bilanciare tre elementi: ambiente, economia e società.

La prima parte del panel si è conclusa con una domanda per Mariarosaria Taddeo. “È possibile delineare una tecnologia umanistica? Nell’era digitale si può pensare all’individuo in quanto corpo, educazione e conoscenza?

La filosofa ha sostenuto che la tecnologia permette di generare, conservare e analizzare molti dati e l’informazione è un elemento centrale anche nella gestione della pandemia; le informazioni, infatti, supportano le decisioni degli organi politici. Queste informazioni, però, devono essere trattate considerando valori etici e morali per non rischiare che il dato sia confuso con la persona fisica, come a volte avviene. La protezione dei dati è infatti fondamentale, sia per quanto riguarda la privacy dell’individuo che quella dei gruppi.

Durante la seconda parte della conferenza si è parlato di applicazioni di contact tracing.

Federico Ferrazza è stato interpellato per fornire una visione generale sullo sviluppo dell’applicazione “Immuni”.

Egli ha spiegato che l’applicazione è stata scelta da 74 esperti tra altre 300. Essa funziona tramite bluetooth: il telefono emette una serie di codici che vengono scambiati con i telefoni vicini e se ad un certo punto l’utilizzatore dell’app scopre di essere positivo al virus, questo viene comunicato a tutti i telefoni con cui è entrato in contatto.

Questa applicazione per funzionare deve essere utilizzata dal 60% della popolazione, ma in Italia solo circa il 75% possiede un cellulare. Inoltre dovrà essere integrata con il sistema sanitario nazionale per essere utile.

Attualmente è necessario sviluppare l’app per poterla presentare per fine maggio, ma le informazioni fornite sono poche e non chiare.

A questo punto, la giornalista Barbara Carfagna ha domandato a Martina Pennisi quale fosse il ruolo di Apple e Google riguardo questa applicazione.

Dopo un parallelo con la situazione in Francia e nel Regno Unito, Martina Pennisi ha spiegato che a livello tecnico è molto difficile far funzionare un’applicazione come “Immuni” senza basarsi sui sistemi operativi di Apple o Google, perché essi detengono una quota di mercato del 99% . Questo significa che chi possiede uno smartphone con un sistema operativo diverso Apple o Google non potrà usufruire del servizio. Inoltre, molte applicazioni basate su questi sistemi operativi potranno dialogare tra loro scambiandosi informazioni.

La giornalista ha posto un’altra domanda: “Vale la pena sacrificare una parte della privacy per questa applicazione?”

Mariarosaria Taddeo ha risposto: “ Non è una scelta tra privacy o diritto alla salute”. Secondo la filosofa questi due diritti non sono assoluti ma modulabili. L’importante è seguire quattro principi fondamentali: l’applicazione dev’essere necessaria, proporzionale, scientificamente valida e il sacrificio richiesto deve essere temporaneo.

Questi quattro principi servono per capire se è l’utilizzo dell’app sia eticamente giustificabile oppure no.

La moderatrice ha poi chiesto ad Oscar di Montigny se avrà intenzione di scaricare l’applicazione “Immuni” ed egli risponde con un forte diniego. Le sue motivazioni riguardano il fatto che egli non si sente tutelato. Secondo lui sono tematiche troppo delicate per una sperimentazione e occorre avere una certa fiducia prima di affidarsi ad un sistema che fino ad ora non ha dato prova di prontezza, sensibilità o attenzione

La giornalista ha chiesto un’ultima considerazione a Stefano Epifani su come stesse procedendo il sistema di contact tracing.

Secondo lui il problema sta nel fatto che il tema della privacy viene posto in contrapposizione con quello della sicurezza. Esistono invece dei sistemi di contact tracing che agiscono senza avere delle conseguenze significative sulla privacy. “Vale la pena rischiare di intaccare la privacy se il sistema funziona, ma il sistema funziona se non intacca la privacy e tutela i diritti civili”.

Il panel si è chiuso con un’interessante riflessione sulla comunicazione e l’importanza delle parole.

È necessario utilizzare le giuste parole per creare dei termini che diano la giusta percezione della realtà. Infine, ognuno dei relatori è stato invitato a comunicare una parola per concludere il dibattito. Le parole proposte sono state: equilibrio, scuola, sostenibilità digitale e trasparenza.

Ad esse io aggiungerei coraggio.

Jennifer Messina 5 RIM